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ETS: né sospendere né difendere, ma riformare (bene). Il mio articolo su Agenda Digitale

  • Immagine del redattore: Andrea Ronchi
    Andrea Ronchi
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il 25 marzo 2026 Agenda Digitale ha pubblicato un mio articolo sulla riforma dell'ETS europeo, scritto all'indomani del Consiglio europeo di Bruxelles del 19-20 marzo.


Di seguito una sintesi dei punti principali. Per il testo completo rimando all'articolo originale. → Leggi l'articolo completo su Agenda Digitale


Screenshot articolo Agenda Digitale del 25 marzo 2026 — ETS né sospendere né difendere ma riformare di Andrea Ronchi CO2 Advisor

Il paradosso di Bruxelles


Al Consiglio europeo del 19-20 marzo si è consumato un paradosso politico istruttivo: undici governi, Italia in testa, chiedevano la sospensione dell'ETS, mentre otto paesi nordici e iberici lo difendevano come pietra angolare della politica climatica europea. La Commissione ha tenuto la linea: nessuna sospensione, ma una proposta di riforma entro luglio 2026.

Nell'articolo sostengo che entrambi gli schieramenti hanno torto. Chi vuole sospendere l'ETS non capisce cosa ha funzionato. Chi lo difende senza riformarlo non capisce cosa si è rotto.


I dati che il dibattito ignora


L'ETS nella sua concezione originaria è stato uno degli strumenti di policy più intelligenti mai prodotti dall'Unione europea. Non una tassa: un mercato. I dati del Carbon Market Outlook 2025, che ho coordinato con l'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, lo confermano: in Italia le emissioni dei settori soggetti a ETS sono diminuite del 49% tra il 2005 e il 2024. Questo risultato è stato ottenuto grazie al mercato, non nonostante esso.


Cosa si è rotto e perché


Il problema nasce con l'abbandono progressivo delle quote gratuite a favore delle aste. Con le aste, il flusso di valore che prima circolava tra gli operatori del sistema produttivo viene intercettato dallo Stato e dalla UE (nel 2024 circa 38,8 miliardi di euro). Il sistema non è più un mercato. È diventato una tassa amministrata attraverso un meccanismo di mercato.

Cosa chiedere alla Commissione entro luglio


Nell'articolo identifico due direttrici per una riforma coerente con i principi di un'economia di mercato. La prima è l'estensione delle quote gratuite, calibrata su una curva di decarbonizzazione percorribile dall'industria, con particolare attenzione ai settori hard-to-abate. La seconda è l'apertura al mercato internazionale dei crediti di CO2 di alta qualità, per una quota tra il 15 e il 30% degli obblighi ETS, già allineata all'Articolo 6 dell'Accordo di Parigi.


Una nota che non potevo non fare


Nell'articolo mi sono permesso anche una riflessione sulla qualità del dibattito pubblico: nelle settimane precedenti il Consiglio europeo abbiamo sentito (anche dai vertici di Confindustria) permessi di emissione ETS confusi con crediti di CO2 volontari, e crediti di CO2 confusi con certificati legati alle quote di auto elettriche. Se si vuole negoziare a Bruxelles su un tema complesso come il carbon pricing, bisogna arrivare al tavolo preparati.





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