Decreto Bollette ed ETS: mercato, carbon tax e distorsioni di sistema
- Andrea Ronchi

- 5 giorni fa
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Aggiornamento: 3 giorni fa

Nei giorni scorsi sono intervenuto in diretta su Class CNBC – Milano Finanza per commentare il decreto bollette e l’evoluzione del sistema ETS.
In questo articolo riprendo e approfondisco i punti principali emersi nel confronto televisivo, con particolare riferimento al possibile rimborso dei costi ETS ai produttori di energia.
ETS: da meccanismo di mercato a entrata fiscale
L’ETS nasce come meccanismo di mercato basato su un sistema di scambio: un tetto complessivo alle emissioni (cap) e un prezzo che emerge dall’incontro tra domanda e offerta di permessi.
Con il progressivo passaggio all’allocazione quasi interamente ad asta, il sistema genera oggi entrate fiscali rilevanti per gli Stati membri.
In questo contesto, l’ETS funziona nei fatti come una carbon tax amministrata tramite un meccanismo di mercato.
La differenza non è semantica, ma strutturale.
Un sistema di scambio nasce per far emergere un prezzo efficiente.Un’imposta nasce per generare gettito e orientare comportamenti.
Quando le due dimensioni si sovrappongono, la natura economica dello strumento cambia.
Il possibile rimborso dei costi ETS
Le imprese che producono energia da fonte fossile in Italia acquistano ogni anno circa 34–35 milioni di permessi di emissione.
Ai prezzi recenti, parliamo di un ordine di grandezza di circa 3 miliardi di euro.
Il prezzo della CO2 è già incorporato nei prezzi dell’energia e trasferito lungo la filiera.
L’eventuale rimborso dei costi ETS non modifica questo meccanismo di traslazione, ma introduce una compensazione ex post su uno strumento concepito per operare ex ante.
Si crea così una dinamica tipica delle policy complesse:una distorsione introdotta per correggere una distorsione precedente.
Il punto non è stabilire chi debba sostenere il costo.Il punto è preservare coerenza economica e prevedibilità regolatoria.
Sensibilità politica e volatilità del carbon price
Il recente dibattito pubblico ha mostrato quanto il prezzo dei permessi sia sensibile alle dichiarazioni politiche e alle aspettative regolatorie.
Questo conferma che il carbon pricing europeo è ormai un’asset class regolatoria, in cui il rischio politico è parte integrante del rischio prezzo.
Per gli operatori industriali ciò implica una gestione sempre più integrata tra strategia energetica, pianificazione finanziaria e valutazione degli investimenti.
ETS2 e criticità operative
Parallelamente, l’ETS2 presenta criticità operative e regolatorie non trascurabili.
L’introduzione di nuovi obblighi di rendicontazione in assenza di un quadro attuativo completamente definito aumenta l’incertezza per operatori e verificatori.
Un sistema di prezzo efficace richiede regole chiare, stabili e coerenti.
Quale direzione per una riforma coerente
Una revisione strutturale del sistema dovrebbe concentrarsi su tre elementi:
Assegnazioni gratuite decrescenti, per preservare competitività e coerenza industriale
Integrazione regolata dei crediti di CO2 internazionali
Revisione profonda dell’ETS2 nella configurazione attuale
Il tema non è essere “pro” o “contro” l’ETS.
Il tema è la coerenza economica del meccanismo.
Conclusione
L’ETS non è destinato a scomparire.Parliamo di un sistema con un valore cumulato nell’ordine dei trilioni di euro e con un ruolo centrale nella politica climatica europea.
La questione è un’altra:
vogliamo un meccanismo di mercato che genera un prezzo efficienteoppure uno strumento fiscale corretto attraverso interventi compensativi?
Chiamare le cose con il loro nome è il primo passo per riformarle in modo coerente.
Intervento integrale su Class CNBC – Milano Finanza
Il confronto televisivo ha sintetizzato in pochi minuti un tema che avrà impatti strutturali nei prossimi anni.
L’intervento completo trasmesso da Class CNBC è disponibile sul sito di Milano Finanza al seguente link:


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