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Crediti di carbonio e COP30: il mio intervento su Il Sole 24 Ore

  • Immagine del redattore: Andrea Ronchi
    Andrea Ronchi
  • 8 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Sole 24 Ore mi ha intervistato a due giorni dall'apertura della COP30 di Belém per spiegare cosa sono i crediti di carbonio, quali criteri devono soddisfare per essere eleggibili e dove sta andando il mercato. L'articolo è a firma di Sara Deganello.


Screenshot articolo Il Sole 24 Ore dell'8 novembre 2025 — crediti di carbonio e COP30 con commento di Andrea Ronchi fondatore di CO2 Advisor

Cos' è un credito di carbonio, e cosa non è


Un credito di carbonio è un attestato di riduzione o cattura di CO2 equivalente, riconosciuto a un progetto specifico. Ma non tutti i progetti che riducono o catturano emissioni sono automaticamente eleggibili.

Per diventare un credito certificato, una riduzione deve soddisfare criteri precisi: deve essere permanente, reale e misurabile. Il progetto deve presentare un'addizionalità normativa — non deve cioè rispondere semplicemente a un obbligo di legge già esistente — e un'addizionalità economica: deve dimostrare che la vendita del beneficio ambientale è il suo fondamentale sostentamento economico.

Un credito equivale a una tonnellata di CO2e evitata o rimossa dall'atmosfera. Gli standard riconosciuti a livello internazionale come più affidabili sono custoditi dall'International Emissions Trading Association.


La logica di mercato alla base del meccanismo


I crediti di carbonio nascono con il Protocollo di Kyoto del 1997, entrato in vigore nel 2005. L'idea di fondo era ottimizzare le risorse premiando, tra tutte le tecnologie disponibili, la soluzione al minor costo marginale di abbattimento della CO2: partire da progetti semplici e poco costosi, lasciando che la crescita della domanda rendesse progressivamente sostenibili le tecnologie più avanzate e onerose.

È una logica di mercato applicata alla decarbonizzazione: efficiente, scalabile, adattiva. Ed è questa logica che va preservata.


Dalla natura alla tecnologia: i progetti che generano crediti


I progetti che generano crediti si dividono in due grandi famiglie. Quelli basati sulla natura — prevenzione della deforestazione, conservazione delle zone umide, rimboschimento, ripristino degli ecosistemi — rappresentano generalmente soluzioni a basso costo marginale. Quelli basati sulla tecnologia — carburanti sostenibili, energia rinnovabile, mobilità elettrica, carbon capture and storage, biochar — hanno costi più elevati ma spesso potenziale di scala superiore.

In entrambi i casi vale una regola fondamentale: il progetto non deve godere di incentivo statale come presupposto per il suo beneficio ambientale. Il beneficio non può essere conteggiato due volte


Dal Protocollo di Kyoto all'Articolo 6: un quadro in evoluzione


Con l'Accordo di Parigi del 2015, il quadro si è ampliato significativamente. L'Articolo 6 ha esteso i meccanismi di cooperazione a tutti i Paesi firmatari — non più solo a quelli con obiettivi vincolanti come prevedeva Kyoto — aprendo la strada a un mercato internazionale del carbonio più inclusivo e strutturato.

Alla COP29 di Baku sono state approvate regole più precise per l'attuazione dell'Articolo 6. Dalla COP30 di Belém ci aspettiamo un'ulteriore implementazione — uno schema di riferimento utilizzabile da tutti i Paesi per stipulare accordi bilaterali sulla cooperazione climatica.

Il contesto è ulteriormente rafforzato dalla recente decisione del Consiglio Ambiente UE che amplia per i Paesi membri l'utilizzo dei crediti per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione: una quota del 5% per l'Europa più un ulteriore 5% per ogni Paese rispetto ai livelli del 1990.


Un mercato strutturalmente corto: domanda 14 volte superiore all'offerta


Le implicazioni di questo scenario sul mercato sono rilevanti. La domanda potenziale globale di crediti di carbonio è oggi 14 volte superiore all'offerta attuale. Non è un mercato in equilibrio — è un mercato strutturalmente corto, destinato a un rialzo significativo dei prezzi.

Le stime attuali prevedono che il prezzo per credito potrebbe superare i 150 dollari già entro il decennio 2030-2040. Da una parte questo permetterà alle tecnologie più costose di entrare nel meccanismo, rendendo economicamente sostenibili soluzioni oggi ancora marginali. Dall'altra rappresenterà un costo crescente per le aziende che non si sono attrezzate per tempo.


Cosa significa per le aziende?


Le imprese che costruiscono oggi una strategia strutturata sull'utilizzo dei crediti di carbonio — identificando i progetti giusti, stipulando contratti forward, integrando i crediti nella pianificazione di lungo termine — si troveranno in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a chi arriverà su questo mercato in ritardo e a prezzi molto più alti.

I crediti di CO2 non sono un semplice strumento di compensazione. Sono una leva strategica per chi sa usarli prima che il mercato li renda inaccessibili.

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