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  • Immagine del redattoreAndrea Ronchi

Cosa aspettarsi dalla Politica Climatica dell'UE dopo le Elezioni Europee

Aggiornamento: 15 giu

In termini di politiche climatiche, il Parlamento Europeo nei prossimi cinque anni dovrà affrontare un'agenda particolarmente densa.


Le sfide principali includono il raggiungimento dell'obiettivo climatico entro il 2040, l'implementazione della CO2 border tax e la gestione delle conseguenze sociali dell'estensione del carbon pricing ai trasporti e ai combustibili per il riscaldamento. 


La sfida più grande, è rappresentata sicuramente dall’Implementazione dell’Agenda 2030. Fit for 55 è un pacchetto legislativo già approvato che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990).


È parte della Legge Europea sul Clima, che prevede anche l’obiettivo di emissioni net-zero entro il 2050.


Entrambi sono obiettivi legalmente vincolanti che non possono essere rovesciati dal Parlamento. 


Inoltre negli ultimi cinque anni sono state approvate numerose leggi nell'ambito del Green Deal Europeo (ad esempio sono stati fissati nuovi obiettivi per le energie rinnovabili, l'efficienza energetica e gli standard di emissione di CO2 per automobili ed edifici) che dovranno essere implementate nel prossimo mandato.


Tra di esse, i funzionari UE hanno indicato come prioritarie la politica industriale e gli investimenti in tecnologie pulite per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030. 


Esempi di regolamentazione già approvati e da attuare: regole sull’idrogeno (definiscono quando l'idrogeno può essere considerato un combustibile rinnovabile di origine non biologica) e Carbon Removal Certification Framework (CRCF - Stabilisce metodologie per la certificazione delle attività di sequestrazione del carbonio).


Inoltre, nel 2027 o 2028 entrerà in vigore ETS2, un nuovo schema di scambio di emissioni, che coprirà i settori dei trasporti stradali e dei combustibili per il riscaldamento. Con ETS2 i prezzi dei carburanti potrebbero aumentare significativamente (stime prevedono un aumento di €0.50 o più per litro di benzina o diesel).


Si tratta della prima politica sul clima che avrà un effetto diretto sulle tasche delle persone comuni, con il rischio di proteste pubbliche o rivolte sociali simili a quelle dei "Gilet Gialli" in Francia. Nel tentativo di arginare le proteste dell’opinione pubblica, l'ETS2 sarà accompagnato dal nuovo Fondo Sociale per il Clima, che dovrebbe destinare almeno €86,7 miliardi tra il 2026 e il 2032 per le famiglie più vulnerabili.


Gli stati dell'UE saranno tenuti a destinare un quarto delle loro entrate dalle aste delle quote ETS2 al fondo, e 50 milioni di quote saranno prelevate dall'ETS esistente.


Tra gli attori impattati dalle nuove politiche, ci saranno anche gli importatori di elettricità, cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti e idrogeno, che dal 2023 hanno l’obbligo di reporting delle emissioni, ma dal 2026 dovranno pagarle.


Questo meccanismo si chiama CBAM (Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alla Frontiera).


La fase di transizione attualmente in corso sarà fondamentale per raccogliere informazioni e feedback sul meccanismo e per attuare la legislazione che ne definisce ulteriormente le regole.


Senza dubbio questo avrà un impatto sulle diverse industrie e creerà tensioni commerciali.


Una maggiore presenza della destra in Parlamento potrebbe indebolire il CBAM, ma in realtà diverse industry dell'UE desiderano un CBAM più esteso per proteggersi dalla concorrenza straniera.


Allo stesso tempo, un CBAM esteso potrebbe alimentare tensioni con partner commerciali come India e Sudafrica. 


Entro il 2026 la Commissione Europea valuterà inoltre l'estensione del CBAM ad altri prodotti.


A seguire, tra i temi più sfidanti, i neoeletti membri del Parlamento europeo dovranno affrontare l’Obiettivo Climatico 2040, che prevede una riduzione delle emissioni del 90%.


La Commissione europea ha già gettato le basi il 6 febbraio, quando ha raccomandato che l'UE punti a ridurre le emissioni nette del 90% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2040, in linea con il parere del Consiglio scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici.


La proposta legislativa vera e propria, però, è una decisione politica che dovrà essere presa dai commissari europei che saranno nominati dopo le elezioni e, per diventare legge, avrà bisogno dell'approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri degli Stati membri dell'UE.“Raggiungere l'obiettivo del 90% non richiederebbe molti sforzi aggiuntivi da parte dell'UE”, ha affermato la Commissione nella sua comunicazione di febbraio.


Questo perché le politiche esistenti, se pienamente attuate, metterebbero già l'Europa sulla buona strada per raggiungere una riduzione delle emissioni dell'88% entro il 2040.


Tuttavia, l'obiettivo sarà un tema importante di dibattito per i neoeletti membri del Parlamento europeo. 


A seconda della composizione politica del Parlamento, l'UE potrebbe optare per un livello di ambizione inferiore o superiore, come riflesso nella comunicazione di febbraio della Commissione, che ha esplorato obiettivi di riduzione compresi tra l'80% e il 95% entro il 2040. 


Per raggiungere l’obiettivo, saranno necessarie cattura o sequestrazione di carbonio sia naturale (da agricoltura e foreste) sia industriale (da tecnologie emergenti come il DAC e il BECCS). 


Una proposta formale sarà presentata nel 2025, seguita da un dibattito politico.


In questo contesto, cresce inoltre la pressione per includere l’agricoltura in un futuro ETS3, anche se attualmente non è previsto.


La PAC (Politica Agricola Comune) rappresenta il 13% delle emissioni di gas serra dell'UE, e future riforme della PAC saranno cruciali.


Il dibattito sarà complesso, con esigenze di bilanciamento delle riduzioni delle emissioni con il miglioramento delle condizioni per gli agricoltori.


La politica climatica dell’UE è diventata un argomento fortemente divisivo negli ultimi mesi, con i partiti di destra e di estrema destra che si sono candidati alle elezioni europee chiedendo una pausa delle politiche esistenti, tra cui il Green Deal europeo.


Anche dal fronte opposto, però, i leader dei Verdi, hanno riconosciuto di avere preoccupazioni sul Green Deal, affermando che, prima di fare nuovi passi legislativi, sarebbe opportuno terminare di implementare le politiche esistenti, in merito alle cui attuazione ci attediamo una battaglia politica.


Tuttavia, nonostante le resistenze, c'è un ampio consenso sulla necessità di implementare le leggi già approvate per raggiungere gli obiettivi climatici dell'UE.

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