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Direttiva anti-greenwashing: l'autogol del Green Deal. Il mio articolo su Agenda Digitale

  • Immagine del redattore: Andrea Ronchi
    Andrea Ronchi
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Agenda Digitale ha pubblicato il 31 marzo 2026 questo mio articolo sulla Direttiva (UE) 2024/825, la cosiddetta direttiva anti-greenwashing, recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026 ed applicabile dal 27 settembre 2026. Di seguito una sintesi dei punti principali.



Screenshot articolo Agenda Digitale 31 marzo 2026 — direttiva anti-greenwashing Green Deal autogol normativa ambientale di Andrea Ronchi CO2 Advisor

Il pattern che si ripete

C'è un meccanismo che si ripete nel cantiere normativo europeo sulla sostenibilità: si identifica un problema reale, il greenwashing, le dichiarazioni ambientali false, e si produce una normativa che, nel tentativo di risolverlo, colpisce esattamente le aziende che quel problema non lo hanno. Quelle che hanno fatto di più per evitarlo.

Lo abbiamo visto con la Green Claims Directive, ritirata nel giugno 2025 dopo anni di lavoro. Lo stiamo per vedere con il D.Lgs. 30/2026, entrato in vigore il 24 marzo e applicabile dal 27 settembre 2026.


Cosa vieta la norma e cosa non vieta

La norma non vieta alle aziende di acquistare crediti di carbonio. Non proibisce i mercati volontari. Non mette fuori legge la compensazione come strumento di decarbonizzazione (anche perchè struemento usato sempre di più anche negli schemi obbligatori di carbon pricing, vedi CORSIA per il settore dell'aviazione).

Vieta una cosa più sottile e per questo più insidiosa: vieta di comunicare l'utilizzo di quei crediti attraverso una claim di neutralità climatica sul prodotto. Non puoi dire "carbon neutral", "a zero emissioni nette", "neutrale per il clima" se quella dichiarazione si fonda, anche parzialmente, sulla compensazione tramite offset.

E non fa nessuna distinzione tra un credito acquistato senza verifica e uno certificato secondo i Core Carbon Principles dell'ICVCM, con verifica indipendente, permanenza garantita e addizionalità dimostrata.


Il paradosso: punire chi ha fatto tutto bene

La ISO 14068-1:2023 è lo standard internazionale che definisce il percorso per dichiarare la carbon neutrality di un prodotto in modo rigoroso e verificabile. Calcolo LCA completo sull'intero ciclo di vita, piano di riduzione con obiettivi temporizzati, compensazione delle sole emissioni residue con crediti verificati, verifica da terzo indipendente.

Un'azienda che ottiene questa certificazione ha dimostrato qualcosa di vero, con la supervisione di un ente accreditato. Ebbene: con quella certificazione in mano, quella azienda non può dire al consumatore "questo prodotto è carbon neutral".

Nel frattempo, un concorrente che non ha fatto nulla può comunicare "stiamo lavorando per un futuro più sostenibile". Vaga, non verificabile, priva di impegni concreti. Perfettamente legale.

La norma premia la vaghezza. Punisce la precisione.


L'incoerenza con gli strumenti UE

L'Articolo 6 dell'Accordo di Parigi, firmato e ratificato dall'Unione Europea, riconosce i crediti di carbonio internazionali come strumenti equivalenti alle riduzioni dirette. L'UE ha costruito il sistema ETS sulla stessa logica. Ha sostenuto i meccanismi CORSIA per l'aviazione basati sulla compensazione.

E poi ha scritto una direttiva che dice alle sue imprese: quegli strumenti che l'accordo che abbiamo firmato riconosce come validi, potete usarli, ma non potete comunicare al mercato che li state usando per raggiungere la neutralità climatica del vostro prodotto.


La finestra è aperta: cosa fare entro settembre 2026

Le disposizioni entrano in piena applicazione il 27 settembre 2026. Non è solo un termine di adeguamento: è un'opportunità politica e giuridica.

Sul piano giuridico, chi venisse sanzionato per una claim trasparente e documentata avrebbe argomenti difensivi solidi: il principio di proporzionalità del diritto UE, la libertà di espressione commerciale garantita dalla Carta dei Diritti Fondamentali, il principio di legittimo affidamento per chi ha investito in certificazioni internazionali riconosciute.

Sul piano normativo, il cantiere europeo sulle dichiarazioni ambientali è aperto dopo il ritiro della Green Claims Directive. La Commissione dovrà tornare con una nuova proposta. Questa è l'occasione per portare in sede europea un argomento tecnico fondato, che mostri come la ISO 14068 e i Core Carbon Principles dell'ICVCM siano già disponibili e già rigorosi. Una norma intelligente avrebbe dovuto costruire su questi standard, non ignorarli.


Screenshot D.Lgs. 30/2026 Gazzetta Ufficiale — lettera d-quater che vieta le claim di carbon neutrality basate sulla compensazione delle emissioni

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