Eresia 1. Riforma ETS: il bambino e l’acqua sporca

Sospendere l’ETS o difenderlo com’è: due errori opposti davanti al caro energia. I numeri per capire cosa salvare.

Eresie è la rubrica di Andrea Ronchi su clima ed energia, senza dogmi. Ogni due settimane un dogma, i numeri che lo smontano, e cosa invece vale la pena tenere. Esce su Agenda Digitale e qui, con il video della puntata.
“Sospendiamo l’ETS”, dice chi guarda le bollette. “L’ETS non si tocca”, rispondono i Paesi nordici e gli ambientalisti. Hanno torto entrambi, per ragioni opposte.
L’ETS pesa davvero in bolletta: a 86 euro la tonnellata sono 25-30 euro al megawattora, tra il 6 e il 15% del prezzo dell’energia a seconda di chi paga. Chi protesta non si sbaglia. Si sbaglia sul colpevole: quel costo non è il mercato, è la tassa. Dal 2013 le quote si comprano all’asta e il ricavato va allo Stato, 2,6 miliardi incassati dall’Italia nel 2024. Nel disegno originario le quote erano gratuite, decrescenti di anno in anno, e i soldi restavano tra le imprese, a premiare chi riduceva.
Il mercato, ha funzionato: in Italia le emissioni degli impianti ETS sono scese del 49% dal 2005, negli anni in cui le quote erano gratis e il prezzo una frazione di quello attuale. Fuori dall’ETS spendiamo circa 10.000 euro per tonnellata evitata, contro gli 86 di un permesso di emissinoe scambiato nel mercato. E chi difende l’ETS com’è difende qualcosa che non funziona più.
L’acqua sporca sono le aste, i rimborsi, gli incentivi a pioggia. Il bambino è il mercato, lo strumento che riduce le emissioni al costo più basso. Se non si riportano le quote gratuite come sistema di assegnazione primario, la sospensione arriverà comunque, per via politica, e moriranno insieme la tassa e il mercato.
Il testo integrale sarà pubblicato su questa pagina sette giorni dopo l’uscita.
Se non capisci, approfondisci.

Commenti